mercoledì 9 agosto 2017

Assicurazioni nel mondo - Cina

di Nicola Odinzov

Nel 1994 l’industria automobilistica acquisiva oltre un miliardo di nuovi potenziali compratori. Il governo cinese per la prima volta rendeva possibile ad ogni privato cittadino l’acquisto di un’auto. Fino ad allora, salvo agenzie governative e autorità del partito comunista, nessuno poteva comprare o possedere un’automobile. La Volkswagen Santanas era l’automobile preferita dei funzionari comunisti di livello basso, mentre la scelta dei funzionari di alto livello ricadeva su Audi e Buick. Nel 1985 solo 60 persone a Pechino possedevano un’automobile. Le auto erano così rare che una limousine nera parcheggiata davanti alla Città Proibita era meta costante per uno scatto ricordo delle coppie appena sposate. Nel 1995, un anno dopo la liberalizzazione, erano già 250.000 i cinesi che possedevano un’auto e nel 1998 sfioravano il milione. Oggi le auto che circolano in Cina sono circa 194 milioni e più di 100 i marchi automobilistici del Paese, alcuni dei quali hanno addirittura dato vita sub-brand e tentato fallimentari esportazioni in Europa e negli Stati Uniti, ma la caparbietà dei cinesi è nota e di sicuro torneranno all’attacco con qualcosa di più appetibile nel prossimo futuro.

Nonostante la liberalizzazione, negli anni '90 la proprietà di un’automobile rimase limitata ad una ristretta élite. Sono trascorsi molti anni e molte cose sono cambiate prima che la classe media cinese potesse permettersi l’acquisto di automobili, tuttavia le auto d’importazione, come Mercedes e BMW, sono ancor oggi un sogno fuori dalla portata di molti, poiché tasse e imposte governative ne aumentano il prezzo rispetto agli altri paesi di un buon 50 per cento. Il costo di un’economica automobile made in Cina è pari a circa il 140 per cento del reddito annuo medio cinese, tuttavia sono in molti a preferire l’acquisto di un'auto a quello di una casa.

Possedere un'automobile in Cina significa essere pronti a pagare più del 30 per cento oltre il prezzo di acquisto in tasse, manutenzione, parcheggi, pedaggi, benzina e assicurazione, tanto che molti per recarsi al lavoro continuano ad utilizzare la bicicletta destinando l’auto al tempo libero o al trasporto di cose. Inoltre la maggior parte dei possessori di automobili vive nelle aree urbane dove non ci sono posti auto o garage ed il traffico è un vero problema. Le città cinesi sono state costruite per spostarsi con la bicicletta e la larghezza delle strade di quartiere è spesso appena sufficiente al passaggio di una sola auto.

In Cina per condurre un’auto è obbligatoria la Traffic compulsory insurance, che in caso di incidente per colpa copre fino all’80% del danno a terzi, escludendo però l’intestatario della polizza ed i passeggeri del veicolo assicurato. Vi sono poi una serie di polizze aggiuntive acquistabili separatamente, come l'assicurazione per danni al veicolo (una sorta di Kasko), che copre i danni dell’auto indipendentemente dalla colpa, l'assicurazione contro il furto, l'assicurazione dei passeggeri ed infine la quota-free insurance, la quale abbatte quel 20% di franchigia risarcitoria in caso di colpa.
Negli ultimi anni il mercato assicurativo cinese è cresciuto ad un ritmo vertiginoso, circa il 1.200 per cento tra il 2000 e il 2014. Nel corso di questo periodo, le principali società di assicurazioni cinesi hanno quotato le proprie azioni in borsa nel tentativo di riformare l'industria, riducendo il controllo del governo (operato attraverso la China Insurance Regulatory Commission), aumentare la trasparenza e mettere le aziende in condizione di rispondere alle moderne esigenze del mercato. Oggi le grandi compagnie di assicurazioni cinesi sono tra le maggiori aziende del mondo in termini di capitalizzazione di mercato. Nella top ranking 2016 delle 70 compagnie assicuratrici più importanti quattro sono cinesi. Per avere un termine di paragone, l’americana AXA prima in graduatoria, ha un fatturato di 970 miliardi di dollari, mentre la cinese Ping An Insurance al sesto posto possiede un asset finanziario di 615 miliardi di dollari.

Da quel lontano 1 ottobre 1949 in cui Mao Tse Tung proclamava la nascita della Repubblica Popolare Cinese eliminando la proprietà privata ed attribuendo pieni poteri al partito, la Cina di oggi è completamente cambiata. La trasformazione, iniziata con le riforme di Deng Xiao Ping, ha portato alla fusione del sistema economico capitalista con il comunismo creando un’unica struttura politico-economica che non corrisponde né al socialismo né al capitalismo, e mentre il sistema stalinista russo crollava, in Cina nasceva una nuova classe sociale: la borghesia, oggi principale cliente delle compagnie di assicurazione del Paese.