venerdì 11 agosto 2017

Le assicurazioni nel mondo - India


di Nicola Odinzov

“Keep Horn o Sound Horn”, non esitate a suonare, l’adesivo più comune visibile sul retro di molti autoveicoli in India. Il clacson è quasi indispensabile per la guida degli indiani, si suona sempre per ogni cosa, solo mucche e pedoni ne sono privi. Guidare in India è un’impresa quasi impossibile per uno straniero. Le strade a due corsie spesso diventano a quattro, con veicoli che viaggiano contromano in quella che potremmo chiamare corsia di emergenza e non è affatto raro vedere motoveicoli con a bordo 3 o 4 persone prive di casco. Sulle autostrade indiane auto, bus e mezzi pesanti zigzagano pericolosamente, la corsia d’emergenza è usata come area di sosta per bere o mangiare, e varie specie di animali ingombrano frequentemente la carreggiata. La segnaletica esiste, ma sembra che tutti la ignorino allegramente. Infine, la guida è a sinistra, ma anche questo è del tutto indicativo.

La premessa potrebbe ingannare, facendo sembrare l’India, il paese dei colori, povero e arretrato dove l’anarchia fa da padrona. In realtà il 2016 potrebbe essere definito come l’anno di conferma del “miracolo indiano” ed è opinione di molti esperti, come Avinash Vazirani fund manager di Jupiter Asset Management, che nonostante la demonetizzazione del governo, ovvero la decisione di eliminare le banconote di grande taglio (quelle da 500 e da 1000 rupie) per ridurre la ricchezza sommersa, le prospettive per il 2017 siano positive. La rinascita indiana è in parte dovuta al programma di riforme economiche e fiscali avviato dal Primo ministro Narendra Modi, non ultima l’imposta nazionale unica su beni e servizi.

"Make in India", fatto in India è lo slogan lanciato dal Primo ministro per i prossimi anni. Più fabbriche per creare lavoro e meno burocrazia per attrarre gli investitori stranieri. D’altro canto non sono una novità le capacità imprenditoriali ed il potere economico nelle mani di magnati indiani della finanza come Mukesh Ambani o Ratan Tata, il quale tra le tante ha rilevato marchi di lusso in difficoltà finanziaria, come le inglesi Jaguar e Land Rover, riportandoli in poco tempo al prestigio del passato. Sarebbe quasi il caso di dire “da colonizzati a colonialisti”.

Il Motor Vehicle Act del 1988 ha reso la Liability Policy, l’assicurazione di responsabilità civile, obbligatoria per tutti i veicoli che circolano su strade pubbliche in India. In generale le compagnie di assicurazione indiane offrono due tipi di polizza, la Liability only obbligatoria per legge e la Package o Comprehensive Policy che comprende la prima ed include anche i danni al veicolo assicurato. Il premio della polizza di responsabilità civile è stabilito dall’Insurance Regulatory and Development Authority of India (IRDAI), un’agenzia governativa incaricata di vigilare e promuovere le compagnie di assicurazioni indiane, mentre il premio per la copertura dei danni al veicolo è lasciato alla valutazione dalle singole compagnie con la supervisione dell’IRDAI, ed è influenzato da fattori quali il tipo di veicolo, la potenza del motore, il numero posti, etc.

La copertura per lesioni a terzi è illimitata, mentre quella per i danni materiali alla proprietà ha un massimale di 750.000 rupie (circa 10.500 euro), che l’assicurato può ridurre a 6.000 (85 euro) ottenendo una riduzione sul premio da pagare, assumendosi però il rischio di provvedere personalmente a risarcire il danno se questo eccede il massimale stabilito.

Riguardo ai dati di mercato, la Life Insurance Corporation of India si trova al venticinquesimo posto tra le compagnie di assicurazioni più importanti del mondo, con un asset di 308 miliardi di dollari, mentre la National Insurance Company Ltd., compagnia leader nel mercato assicurativo delle polizze auto in India ha un fatturato annuo di circa 1,4 milardi di dollari.

L’India, di Kim narrata da Kipling è molto cambiata ma, nonostante la modernizzazione, sono proprio le sue molteplici contraddizioni che la rendono uno dei paesi più affascinanti della terra.